L'ANGOLO DEL DIRETTORE don Alberto

 

L’oratorio entra in politica!?
Tra un mese la comunità di Chiari è chiamata a vivere le elezioni e, come sempre in questa circostanza, lo sguardo a quanto la chiesa dice e fa (o non dice e non fa) si veste di attenzione e suscita dibattito.
Mai come in questo periodo generalmente si moltiplicano i “cattolici” o quantomeno le visioni cattoliche della società e dei problemi. Alcuni sottolineano la necessità che la chiesa non intervenga nella politica, altri esigono un parere netto e una presa di posizione decisa.
In particolare, si concentra l’attenzione sull’oratorio. Dopotutto alcuni termini non sono proprio così sconosciuti in via Tagliata 2: impegno, volontariato, formazione, educazione, amicizia…
Chi deve fare cosa?
Come rimanere in equilibrio su un sentiero così tortuoso e affascinante?


Politica come maturità nel servizio
Lungi da pressioni o strumentalizzazioni, nel “lontano” gennaio 2008 l’oratorio ha proposto e ospitato nei propri ambienti una serie di incontri di formazione politica organizzato insieme alla Diocesi di Brescia. Fa piacere ricordare la buona partecipazione di giovani e non, che tra l’altro vedo coinvolti in prima persona nella prossima tornata elettorale. Fa ancor più piacere vedere che gli allora partecipanti sono presenti nelle diverse posizioni politiche: a loro auguro di essere lievito che fa fermentare la pasta. Nessuna “lista dell’oratorio” dunque, quanto piuttosto un oratorio in dialogo con tutti e collaborativo con ogni parte politica; mai riducibile ad una sola di esse, sempre riconducibile a ciascuna.
Per questo non ci saranno in questo periodo né documenti nè dibattiti all’interno dell’oratorio. Il politico cattolico già da tempo sfoglia e medita tre testi fondamentali: il Vangelo, il Compendio della Dottrina Sociale, il Catechismo della Chiesa Cattolica. Da questi riceve e alimenta una missione altissima a cui è chiamato, come si legge a n° 2442:
«Non spetta ai pastori della Chiesa intervenire direttamente nell'azione politica e nell'organizzazione della vita sociale. Questo compito fa parte della vocazione dei fedeli laici, i quali operano di propria iniziativa insieme con i loro concittadini. L'azione sociale può implicare una pluralità di vie concrete; comunque, avrà sempre come fine il bene comune e sarà conforme al messaggio evangelico e all'insegnamento della Chiesa. Compete ai fedeli laici “animare, con impegno cristiano, le realtà temporali, e, in esse, mostrare di essere testimoni e operatori di pace e di giustizia” [Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis, 47; cf 42]».
Ritengo che il politico sia una delle più alte forme di servizio che un membro della comunità possa assumere come dono di sé.

Politica della chiesa?
La frequente accusa di silenzio da parte della gerarchia ecclesiastica (va di moda a Chiari) è indice da un lato dell’insicurezza di sè (se a lamentare è il politico cattolico) o della poca fiducia nel politico cattolico (se a lamentare è il non cattolico); dall’altro lato auspica una società sempre più evangelica e una testimonianza sempre più coerente, specie da chi forma la propria coscienza alla luce del vangelo e del magistero ecclesiale.
La chiesa è chiamata alla politica (chi è battezzato non dovrebbe votare?!). Non mi risulta del resto che il papa firmi i decreti legge, o ci siano dei preti nel consiglio comunale…

Politica come ricerca delle priorità
Riguardo le tematiche urgenti, per chi ancora non avesse letto il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, nulla di più aggiornato del messaggio urbi et orbi del Papa il giorno di Pasqua:
«Se è vero che la morte non ha più potere sull’uomo e sul mondo, tuttavia rimangono ancora tanti, troppi segni del suo vecchio dominio. Se mediante la Pasqua, Cristo ha estirpato la radice del male, ha però bisogno di uomini e donne che in ogni tempo e luogo lo aiutino ad affermare la sua vittoria con le sue stesse armi: le armi della giustizia e della verità, della misericordia, del perdono e dell’amore.
[…]
In un tempo di globale scarsità di cibo, di scompiglio finanziario, di povertà antiche e nuove, di cambiamenti climatici preoccupanti, di violenze e miseria che costringono molti a lasciare la propria terra in cerca di una meno incerta sopravvivenza, di terrorismo sempre minaccioso, di paure crescenti di fronte all’incertezza del domani, è urgente riscoprire prospettive capaci di ridare speranza. Nessuno si tiri indietro in questa pacifica battaglia iniziata dalla Pasqua di Cristo, il Quale – lo ripeto – cerca uomini e donne che lo aiutino ad affermare la sua vittoria con le sue stesse armi, quelle della giustizia e della verità, della misericordia, del perdono e dell’amore».

Politica con stile
Il cattolico in politica lo si riconosce non solamente dalle idee, ma anche (e non secondariamente) dagli atteggiamenti. Alla base la ricerca della comunione di fronte alle divisioni, attraverso una carità che non è mai compromesso (ma neppure violenza) nella ricerca della verità che è sempre altra e oltre me, e magari presente anche negli altri.
Mai la mancanza di rispetto. Mai la voce che prevarica altre voci. Mai la menzogna. Mai il pregiudizio. Mai il proprio interesse…
«La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta». (1 Cor 13,4-7)
Amare i propri nemici dunque, anche e soprattutto quelli politici.

Politica prossima
In bocca al lupo quindi. Di certo il buon Dio si servirà di tutti i politici clarensi per compiere il suo disegno.
Sempre l’oratorio rimarrà in ascolto delle esigenze e delle richieste della politica, e farà tutto quanto è nelle sue possibilità per rispondere con efficacia. Medesimi sono i destinatari, medesima la ricerca del Bene. Simili le strade, sebbene parallele o incrociate, sovrapposte o divergenti.
In questo senso l’oratorio non può entrare in politica, perché c’è già da tempo.
Finchè c’è la polis, finchè c’è l’uomo.
Inserito da don Alberto - sabato 2 maggio 2009 alle 12.14
Oratorio: quo vadis?
(Anno del Signore 2009)

Siano rese grazie al buon Dio che ci concede altro tempo per perdonare ed essere perdonati, per parlar bene ed essere benedetti, per cercare e scoprire il suo Regno e la Sua presenza tra noi. E che l’Oratorio sia una casa dove il bambin Gesù possa crescere sentendosi a suo agio (se si trovava bene tra l’asino e il bue..).
Qualche anno fa mi si chiedeva quale linea intendevo proporre come direttore dell’Oratorio. Io risposi che non avevo linee precostituite, ma che avrei desiderato veder crescere quanto seminato prima del mio arrivo senza creare guasti o intoppi. Spero ciò stia accadendo.
Alcune situazioni in particolare mi pare stiano giungendo a maturazione, e vorrei condividerle con voi. Proprio da queste emerge forse uno tra i segni distintivi dell’Oratorio: è aperto a tutti coloro che desiderano crescere e far crescere. Si è quindi allargata questa comunità educativa, che comprende non solo singole persone, ma anche gruppi, associazioni che di per sé hanno sede altrove, ma trovano in oratorio la possibilità di educare.
Il punto è parlare lo stesso linguaggio, aver intrapreso lo stesso cammino, puntare allo stessa mèta.
Qualcuno obbietterà che così si rischia di perdere la propria identità, che chi è nuovo è meno bravo e magari poi si stufa, che non c’è posto per tutti… Altri apprezzano questa novità di persone, vedono un’occasione per imparare e condividere, scoprono che l’Oratorio non è dei soliti pochi ma anche per ciascuno di loro.
Qualcuno lamenta che l’oratorio viene meno dentro facendo spazio ad altre realtà, altri sono sorpresi che invece cresca fuori quasi lievitando quanto già c’è. Si potrà parlare di missione?
Affido al Signore l’entusiasmo dei nuovi e la capacità di accoglienza di chi da tempo c’è: che i primi si inseriscano con fiducia e gradualità, che i secondi rimangano con umiltà.

C.A.G. e Ludoteca
Il Centro di Aggregazione Giovanile è una realtà da tempo presente in oratorio, come anche da anni il Comune sostiene la medesima iniziativa presso lo stabile in viale Bonatelli di proprietà della Fondazione Istituto Morcelliano. Comune e Oratorio continuano a fare educazione attraverso questa modalità del C.A.G. in dialogo tra loro e con la Fondazione. Dopo un anno di passaggio, ma già così positivo agli occhi delle famiglie, il 2009 intende consolidare tale progetto.
Mi domando (senza per altro faticare molto per ottenere una risposta): come mai qualcuno abbaia continuamente che politiche giovanili e pastorale giovanile fanno di meno che in passato? Sprecare meno e fare meno rumore è un errore?
La Fondazione Istituto Morcelliano con i suoi educatori opera in oratorio (e non solo) e l’oratorio offre il proprio volontariato (anche fuori dai propri ambienti). Così la comunità educativa si è allargata.

Settore giovanile sportivo
Da sempre l’Oratorio fa educazione nello sport grazie alla società Young Boys. Da settembre continua a farlo in dialogo con A.C. Chiari e Pro Staff. Quest’ultima, con i propri educatori - allenatori, trasmette ai ragazzi e alle loro famiglie il sapere motorio con lo spirito “da oratorio” che la contraddistingue e che da tempo anche la società cittadina ha sposato.
Dentro e fuori gli spazi dell’oratorio. Anche in questo caso, le famiglie si possono confrontare con una proposta che tende a unire e non a dividere, cercando di migliorare l’attività nei tempi, nei modi e negli spazi.

Bar
Novità nella struttura e nell’inserimento di giovani dietro il bancone. Il tutto reso possibile dalla disponibilità del gruppo di coordinamento di accogliere al proprio interno una figura professionale esperta nel settore e di sostenere una giovane formata ed entusiasta. Ne è valsa la pena? Il bar garantirà un servizio altrettanto valido? Sarà ancora fedele alla carta educativa?
In estate potremo tirare una prima valutazione… e più che mai in questo caso è meglio passare di persona più che cedere al “sentito dire”!

Ambienti e spazi per tutti
L’Oratorio non può farsi veicolo di parti politiche né indurre in confusione riguardo la dottrina cattolica ospitando manifestazioni religiose o culturali in contrasto con essa: è in primo luogo l’ambiente che testimonia la fede in Gesù alle giovani generazioni.
Detto questo, non sono poche le occasioni per ospitare i cittadini e i parrocchiani clarensi; in particolare, lo spazio all’aperto e la sala conferenze si rivelano davvero importanti.
Ecco perchè non poche realtà oramai “abitano” stabilmente l’Oratorio.
Dalle riunioni condominiali all’Azione Cattolica, dai saggi della Scuola Civica agli Scout, dai corsi del Politecnico ai catechismi, dalle serate del Cai ai gruppi di preghiera, dalle iniziative dell’Avis al Consiglio Pastorale, dalla Festa del Ringraziamento ai gruppi di aerobica e danza, dai Vigili del Fuoco alle feste di fine anno scolastico, dal parcheggio per il mercato (ovunque esso si collochi) alla messa del martedì sera, dalla partita a calcio sul sintetico ai corsi per fidanzati e per i battesimi, dagli scivoli per i bambini agli incontri per genitori. A ciò si aggiungono riunioni, assemblee e incontri di vario genere, privati e non.
Inoltre feste di compleanno per bambini, ragazzi e giovani; feste di laurea; rinfreschi in occasione di Battesimi; serate per adolescenti, attività di laboratorio, cineforum, musical...
L’Oratorio contribuisce alle iniziative con la propria funzionalità, chi ne usufruisce sostiene e aiuta l’Oratorio. Così la comunità parrocchiale si mostra attenta al territorio e favorisce il bene comune, mentre amministrazioni, istituzioni pubbliche e benefattori possono sostenere quanto ritengono idoneo alla propria sensibilità.
Alla luce di un numero così elevato e variegato di presenze, è motivato l’aiuto costante di telecamere, carabinieri e polizia locale: le forze dell’ordine non sono estranee alla comunità educativa, ne rientrano anzi a pieno titolo. La loro fedele presenza ha portato ulteriore verità nell’ambiente, verità senza la quale non può esserci neppure amore, perdono e riscatto.

Buon anno dunque. A tutti e ciascuno.
L’Oratorio vi aspetta. Aspettatevi l’Oratorio.
Inserito da don Alberto - mercoledì 1 aprile 2009 alle 17.22
Serve chi serve… e non chi si serve
Serve chi serve.
C’è bisogno di persone che servano altre persone. La comunità cura il proprio corpo cercando di assistere le membra più deboli (gli anziani, gli ammalati, i giovani) grazie alla disponibilità e applicazione delle parti più in salute. Chi ha bisogno attenda con fiducia sostegno; chi ha più energie, tempi e possibilità non sia sordo all’invito di dare ancora di più. Un corpo sano, direbbe san Paolo, dipende da ogni suo membro:
«Anzi quelle membra del corpo che sembrano più deboli sono più necessarie; e quelle parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggior rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggior decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha composto il corpo, conferendo maggior onore a ciò che ne mancava, perché non vi fosse disunione nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte» (1 Cor 12,22-27).
Non accada che il servizio diventi un pretesto per accentuare la propria superiorità, oppure un passatempo onorevole, un diversivo per distrarsi dai propri problemi… Usare gli altri per accrescere il proprio prestigio è una tentazione da cui nessuno può ritenersi immune.

Serve chi serve.
Al centro sta la persona, l’essere umano. Non importa se piccoli o anziani, adulti o giovani; se inseriti nella comunità o ai margini, se volontari o assunti, se gratuiti o retribuiti. La persona, con le proprie idee o opinioni. Non importa se di destra o di sinistra, se tendente al centro o alle estremità, se rossa o nera, bianca o verde. L’essere umano, coi suoi doni, qualità e difetti. Tutti possono prestare o ricevere aiuto. Nessun corpo può permettersi di amputare a proprio piacimento le parti che non gradisce.

Serve chi serve.
La domanda più difficile. Cosa vuol dire servire? Come si distingue il “servire gli altri” dal “servirsi degli altri”? Provo a dare una descrizione (sicuramente incompleta e insufficiente) che possa aiutarne il discernimento.
Serve chi si umilia perché altri vengano esaltati; chi scende perché altri salgano; chi servendo gareggia nello stimare gli altri migliori di sé.
Serve chi amplifica le cose positive e medica nel segreto con delicatezza le difficoltà.
Serve chi non è condizionato dalla presenza di altre persone; non si mette a disposizione per fare un piacere a qualcuno, neppure al prete; non rifiuta perché c’è anche un’altra persona antipatica, ma instaura rapporti di comunione e di verità.
Serve chi dice le cose in faccia, ma nel modo giusto.
Serve chi giudica le situazioni, non le persone.
Serve chi cerca di rimanere invisibile, oppure accetta di apparire solo perché gli è chiesto di rappresentare.
Serve chi è libero, e non crea un terremoto quando esce di scena scaricando a qualcuno la colpa di un suo venir meno dopo lunghi anni di “disinteressato” servizio. Invece ringrazia di aver avuto la possibilità di servire e sa terminare il servizio senza sentirsi in colpa o giudicato.
Serve chi non cerca una vetrina politica, specie in vista delle elezioni, e non strumentalizza argomenti e tematiche vestendole di polemica.
Serve chi sa mettersi in parte o cambiare servizio se gli è chiesto. Subito. Con gioia. Non ne fa una questione personale, sa guardare al bene di tutti mettendo la sua opinione in secondo piano.
Serve chi riesce a farsi sostituire, permettendo così ad altri di entrare nel giro, stando loro accanto con premura e discrezione.
Serve chi è fedele, puntuale, nemico dell’eccezione. Dà il meglio di sé come se ogni volta fosse l’ultima, come se destinataria del mio agire fosse la persona che più amo.
Serve chi colleziona i grazie non ricevuti: è un prezioso patrimonio che aumenta di valore solo se svelato da altri dopo la propria morte.
Serve chi non scappa dalla propria famiglia o dal proprio contesto quotidiano per cercare una possibilità di riscatto dimenticando l’ordine delle priorità.
Serve chi ha un occhio di riguardo per i poveri e gli ultimi, cioè coloro che mai potranno restituire e le cui referenze non vengono prese in considerazione.
Serve chi è povero nel servire, senza dipendere da mezzi o strutture.
Serve chi non persegue la propria volontà, ma in ogni cosa cerca e compie il disegno del buon Dio.
Serve chi cerca di assomigliare a Gesù.
«Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: “Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi. In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica”» (Gv 13, 12-17).

Inserito da don Alberto - venerdì 28 novembre 2008 alle 15.28
Nuovo look per il Dreambar
(2 Novembre 2008)

Dopo il parco giochi dei bambini, è toccato al bar dell’oratorio rifarsi il
trucco. Un serio intervento di manutenzione e rinnovo sottolinea quanta
sia l’attenzione rivolta all’accoglienza.
Bar e parco giochi sono infatti senza dubbio i due ambienti più frequentati
dell’oratorio, in particolare da chi non appartiene a gruppi o non è inserito
in attività strutturate. Dicono perciò, anche solo a una prima vista, lo sforzo
di apertura attraverso un ambiente pulito, curato, ben tenuto.
Insieme ai muri, il bar si è rinnovato anche nel gruppo dei volontari.
I “veterani”, cioè coloro che da parecchi anni servono dietro il bancone
con competenza e passione, hanno deciso di investire sui giovani. A
loro, i giovani, è stata infatti offerta la responsabilità di gestire le serate
settimanali e alcuni momenti nel fine settimana, nonché la creazione di altre
iniziative e modalità di intrattenimento.
Accompagnati nel cammino di formazione, sostenuti da tutti i volontari
già presenti, sono loro la vera novità del bar. Se è vero infatti che
quanto ricavato dal bar è necessario all’oratorio per sostenersi, ancor più
importante è la possibilità che il bar dà ai giovani di poter servire. Dei giovani
e per i giovani.
Questa è senza dubbio la motivazione che ha spinto e favorito il rilancio del bar, di cui la ristrutturazione è solo il segno più visibile.
Detto questo, vorrei condividere alcune considerazioni in riferimento a
quelle voci che puntualmente si sono diffuse senza del resto destare particolare
sorpresa: come in ogni famiglia, accade che qualcuno, particolarmente
vicino, ad un certo punto si trovi in disaccordo e, di certo non in
buona fede, cominci a spargere veleno e sfiducia verso l’ambiente.
Ciascuno valuti la bontà del proprio servizio. Tutti purifichiamoci e perdoniamo.
Riguardo all’accusa che l’oratorio ha soldi da sprecare e da buttar via, ci
tengo a dire che i soldi (circa trentamila euro) per queste opere che possiamo definire di straordinaria manutenzione non c’erano prima come non sono mancati dopo.
Qualcuno ha contribuito alla causa. Non nascondo che è faticoso chiedere.
Chiedere a chi può e desidera dare una mano.
Parco giochi e bar sono stati offerti dalla provvidenza. Certo sollecitata, certo mossa a compassione.
Un direttore d’oratorio non porta con sé nulla quando se ne va, tutto rimane qui, per voi.
A queste persone, che hanno chiesto di rimanere anonime, va il grazie mio e di coloro che amano l’oratorio.
Riguardo all’accusa che le priorità dell’oratorio sono altre, credo di aver spiegato sopra perché si ritiene anche questa una delle priorità.
Tutto ciò che ha a che fare coi giovani qui all’oratorio è e sarà sempre una priorità.
In questi ultimi due anni sono state tre le grandi priorità affrontate: il c.a.g., il settore giovanile calcistico
e infine il bar. Capisco che ogni settore chiede attenzione e risorse, ma non trasformiamo il dono in pretesa solo perché alcuni gruppi hanno più talenti di altri.
Riguardo all’accusa che le decisioni siano prese da pochi o da me soltanto,
sottolineo la presenza di un gruppo gestionale formato da sette persone
competenti ciascuna nel proprio settore che hanno valutato e approvato,
in maggioranza anche se non all’unanimità, la questione bar. Non
ci sono decisioni prese da uno o da pochi. Non da tutti magari, ma questo
rimane l’organo competente per dibattere e decidere.
La gente, i volontari del bar,
soprattutto i giovani sembrano apprezzare l’esito di questa trasformazione.
Certo, sui gusti non si può discutere.
Per questo è stata di grande aiuto la qualità artistica del pittor Repossi, che ringrazio per la sua disponibilità.
In bocca al lupo dunque, a tutti i giovani che si stanno buttando dentro con voglia e tenacia.
Il piacere di servirvi.
Il piacere di servire.
Inserito da don Alberto - giovedì 27 novembre 2008 alle 11.25
Mandato per la Comunità Educativa - 2007
Carissima comunità educativa,

per il quinto anno percorro il tuo stesso sentiero. Un lustro non è poco, anche se il tempo corre
così veloce! Quante persone ti hanno donato il loro tempo e le loro energie in questi anni! Tu
in cambio hai rivelato il segreto della gratuità. Nella giornata di oggi prova gratitudine per chi,
dopo averti incontrata, condivide altrove il tuo stesso spirito; chiedi perdono per chi in passato
hai allontanato con gelosia e invidia; accogli chi recentemente è stato chiamato ad unirsi a te.
Vivi con intensità l’anno che è iniziato: è unico e irripetibile.
Accogli il dono dello Spirito:
Sapienza. Sii lungimirante nel trovare i giusti equilibri, nell’attendere con pazienza, nello stimolare
con rispetto. Nulla è impossibile a Dio. Armati con la spada della verità e lo scudo della carità.
Sii disposta a morire a te stessa per chi hai accanto, per la tutta la comunità parrocchiale.
Intelletto. Sii assetata della Parola di Dio e attenta a quanto il papa e i vescovi propongono. Il
pregiudizio non crei in te una mentalità pagana e distante. Conosci sempre più a fondo il mistero
di Dio e la dottrina della Chiesa.
Consiglio. Sii pacifica e bianca nel tessuto politico; non perché pallida e insipida, ma in quanto
composita e armonicamente arricchita da tutti i colori. Nel dialogo rivolgiti verso l’altro, mai
contro.
Fortezza. Sii giusta nel correggere e nell’accogliere il rimprovero. Convertiti e accostati con
umiltà alla Misericordia se ti capiterà di inciampare nello sparlare malvagio, di non custodire il
silenzio prezioso, di essere talvolta piena di male.
Scienza. Sii scaltra e abile nel rendere ogni realtà strumento e occasione per incontrare, servire,
cercare il mondo giovanile. Scienza.
Pietà. Amata e coccolata dall’abbraccio di Dio, non sentirti obbligata a servire. Liberati dai
giudizi altrui, dall’ambizione, dall’orgoglio, da secondi fini. Non gratificarti collezionando meriti
ipocriti. Fuggi gli applausi. Ti basti il tuo Dio.
Timor di Dio. Sii prudente nelle scelte. In ogni circostanza chiediti, fino alla nausea: qual è la
volontà di Dio? Non allontanarti mai da Lui, offri preghiere e lacrime, attendi la sua venuta con
le lampade accese.
Venite mandati: catechisti, capi scout, educatori AC, educatori nello sport, animatori del tempo
libero, baristi, gastronomia, partecipanti ai gruppi di coordinamento, educatori sui vari progetti,
volontari del servizio civile, volontari europei, custode, segretari ad annunciare, come ha fatto
Gesù, che il regno è qui.
Venite mandati: persone dedite alla pulizia della casa del giovane e degli spogliatoi, ad operare
nel segreto, a servire umilmente, a lavare i piedi, come ha fatto Gesù.
Venite mandati: genitori che per la prima volta, secondo il nuovo itinerario di iniziazione cristiana,
vi affiancate ai figli nel cammino della fede. Avete lasciato, come Gesù, che i bambini vengano
a voi.
Venite mandati: adolescenti che, finite le attività estive, continuate a donare il vostro tempo.
Come Gesù, crescete in sapienza, età e grazia.
Venite mandati, andate con obbedienza, fedeltà, gioia.
Inserito da don Alberto - giovedì 27 novembre 2008 alle 11.18
Vigliaccheria negli Oratori: È ora di finirla !!
(10 Giugno 2007)

Sì, purtroppo è così, un’amara constatazione e delusione che fa male
non solo a noi sacerdoti con le rispettive comunità educative degli
oratori, ma a tutti i cittadini di Chiari che hanno senso civico, passione e
attenzione educativa ai giovani che gravitano attorno agli Oratori della nostra città.
Si tratta di una attacco tipico da malvivente sui rispettivi campi da calcio
del CG2000 e di SAMBER avvenuti a varie riprese dal mese di febbraio.
Sul verde campo da calcio dove giocano i ragazzi della Young Boys
son comparse a metà febbraio delle macchie gialle che andavano di
giorno in giorno allargandosi sempre più, causando l’ingiallimento del
campo e disseccando il manto erboso.
Al momento, in prima istanza, si è pensato ad una contaminazione biologica
del medesimo manto erboso, ma dopo attenta e scrupolosa osservazione
sono stati rinvenuti palloncini di gomma verdi e gialli contenenti
un potente diserbante.
Sul nuovo campo di Samber, tuttora in fase di realizzazione, presumibilmente
nella notte del 20 aprile, sono stati lanciati all’interno del campo
medesimo dei rudimentali pacchetti di carta assorbente da cucina contenenti
granuli di un altro diserbante di notevole potenza.
La mancata irrigazione del campo dalla centralina non in funzione e
l’assenza di pioggia di questo periodo non hanno consentito lo scioglimento
e l’assorbimento della potente sostanza.
Ma alla mano killer questo non è bastato; infatti si è ripetuto un secondo
attacco nei primi giorni di maggio con la stessa modalità del campo del
CG2000: palloncini di gomma gialli e arancio con alta densità di diserbante
provocando danni di notevole rilievo.
Quali i motivi di tanta vigliaccheria?
Quali risentimenti si agitano nei confronti di Samber o del Campetto?
È finito il tempo dei “comunisti che mangiano i bambini”! È tempo di
chiudere la bocca ai detrattori e alle sciocche illazioni perpetrate contro
extra-comunitari.
La realtà che si prospetta è tutt’altra cosa!
Siamo dinanzi a sciocche e vili gelosie, ad una cultura mafiosa e antisociale
che non costruisce nulla di buono e non dà garanzie di serena
convivenza. Questi campi da gioco sono, anzi, pensati e realizzati per i
nostri ragazzi, per i nostri giovani, per la nostra comunità.
Chi compie questo gesto attua una ferita molto grave alla porzione più
delicata della società che sono i giovani.
Ci auguriamo che queste poche righe possano essere di monito e
di meditazione per tutti quanti.
La passione educativa non si scoraggia dinanzi a simili episodi anche
se le regole della convivenza civile e della sicurezza imporranno, d’ora innanzi,
uno speciale occhio di riguardo e qualche controllo mirato anche
da parte delle autorità competenti.

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Inserito da don Alberto e don Mino - giovedì 27 novembre 2008 alle 11.16
Mandato per la Comunità Educativa - 2006
Carissima Comunità Educativa dell’Oratorio,

ringrazio il Signore per averTi chiamata e donata a tutta la comunità.

Gesù e i discepoli attraversavano la Galilea,
ma egli non voleva che alcuno lo sapesse
Con Te il buon Dio ha scelto di percorrere un tratto di strada preferenziale, dove intende istruirti particolarmente sul Destino provvidente che attende l’uomo confuso dal dolore e logorato dalla fatica.
Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno;
ma una volta ucciso, dopo tre giorni risusciterà
Come allora, così oggi il buon Dio chiede a Te di seguirlo in questo cammino affascinante e impervio.
Essi però non comprendevano queste parole
e avevano timore di chiedergli spiegazioni.
Ti chiede di seguire, prima ancora che capire o valutarne la convenienza.
Giunsero intanto a Cafarnao. E quando fu in casa, chiese loro:
«Di che cosa stavate discutendo lungo la via?»
Ed essi tacevano.
Per la via infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande.
Una fetta, sebbene piccola, del tuo cuore assapora l’apparenza, il tornaconto, il primeggiare. Difficilmente scomparirà. Il buon Dio la conosce, sorride: “Ma che cosa dici!? Sei fatta per donarti”.
Allora, sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro:
«Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti».
Il Signore Ti chiama e Ti parla. Offrigli ascolto nella preghiera fedele e nella ricerca della sua volontà. È dolce chinarsi e servire.
E, preso un bambino, lo pose in mezzo e abbracciandolo disse loro:
«Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me;
chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato»
(Mc 9,30-37)
Accogli i piccoli. Nel suo nome. La realtà più piccola da accogliere è l’Eucarestia. Ponila al centro e abbracciala, come il buon Dio fa con te da sempre. Così chi ti incontra non accoglierà Te, ma Colui che Ti ha mandato.


Il Vescovo Ti chiede nella Nota Pastorale di quest’anno di “ridestare lo stupore eucaristico”.
Sei invitata, Comunità Educativa, in ogni tuo membro, a vivere l’Eucarestia ogni domenica. Questo, non altro, ti rende profondamente Comunità e profondamente Educativa.
Sei invitata a crescere in te stessa e nell’Oratorio attraverso l’Eucarestia mensile. Ti troverai unita attorno all’altare alle ore 20.15 dei seguenti Lunedì:
9 ottobre, 13 novembre, 11 dicembre, 15 gennaio, 12 marzo, 7 maggio.
La domenica 3 giugno ringrazierai per tutti i doni ricevuti da qui ad allora, chiedendo misericordia per i tuoi limiti.
Siano in particolare gli allenatori sportivi e i giovani educatori partecipi del tuo cammino.
Il Signore Ti benedice.
Inserito da don Alberto - giovedì 27 novembre 2008 alle 11.12
Il Centro Giovanile volta pagina
(1 Febbraio 2006 )

Se la vita fosse paragonabile alla lettura di un libro, il Centro Giovanile sta voltando pagina. Nuova sezione, nuovo capitolo, nuovo paragrafo. Il lettore maturo ben sa che non dovrà giudicarne il contenuto a venire con le categorie del meglio o del peggio, ma semplicemente con quelle del dopo o del inoltre. La trama che viene scritta è nell’ordine della continuità (è lo stesso libro!) anche se tanto i protagonisti quanto le comparse danno vita a un episodio diverso.
La storia clarense ha visto nei precedenti episodi più sacerdoti in diversi oratori, quindi più sacerdoti in un unico oratorio. Ora, a causa della scarsità di presbiteri, ci sarà un solo sacerdote che abita l’oratorio nella figura del sottoscritto (parlo di clero diocesano in ambito parrocchiale; in questo senso non considero Samber che in don Mino opera ottimamente nella pastorale giovanile). Tutti i preti hanno a cuore l’oratorio, ma uno solo ne è direttamente incaricato. Ce la farà da solo?
Di fronte a questa domanda sensata che sento da persone più o meno coinvolte, dal forum del sito, dai curiosi, dagli interessati (domanda che anche noi preti ci poniamo) ne propongo una più giusta: ce la farà la parrocchia di Chiari? Ce la faremo?
Occorre leggere il libro fino in fondo per scoprirlo o, perchè no, entrarci facendosi trasportare dalle pagine. Una dopo l’altra.
Potrei soffermarmi a lungo sullo spessore degli episodi che hanno preceduto il capitolo che andiamo cominciando. Il sentimento spontaneo è di gratitudine per chi ha scritto qualche pagina. Pagine decisive, importanti. In particolare, tra i tanti che vi hanno messo mano, si riconosce la calligrafia di don Piero e di Giuseppe il custode. Pagine intense che in questi due anni e mezzo ho letto attentamente forse prevedendo questo momento. Ne raccoglieremo i frutti copiosi a lungo, e non lo dico perchè di solito si fa così. Basta sostare e vedere tra le righe i muri e i volti. Mentre altre pagine si divorano; queste vanno meditate a lungo.
A loro va l’augurio di un buon cammino. Si portano dietro un pezzetto di noi come a noi rimane qualcosa di loro.
Dopo aver rifiatato e riposato la vista, è il momento di rimettersi al lavoro. Non c’è tempo da perdere. Chi è altrove perchè non si è mai inserito o se ne è andato, si faccia avanti; chi partecipa rinnovi il proprio entusiasmo e adesione.
Il materiale su cui concentrarsi è davvero tanto. Provo a sintetizzare qualche punto:
o il fascino verso i giovani;
o il traino della comunità educativa;
o la sintonia con la comunità parrocchiale;
o la collaborazione con Samber;
o il dialogo col territorio;
o l’accoglienza verso tutti.
Personalmente, compito mio sarà trovare la giusta misura per l’abito che indosserà chi verrà dopo di me. Magari un po’ più estivo e leggero.
Nulla di nuovo, si dirà. Questo testimonia la bontà del cammino fatto sinora e la pertinenza delle linee intraprese. L’ambiente sta vivendo con timore e preoccupazione questo passaggio delicato. C’è chi si sta facendo ulteriormente carico di responsabilità, chi mette le mani avanti quasi a “blindare” il proprio raggio d’azione, chi condivide il proprio parere, chi parla alle spalle... Tutto questo è comprensibile in questo momento: le tensioni, le sfiducie e i pregiudizi non saranno abbastanza forti da condizionare il futuro. La comunità cristiana ha conosciuto il Signore della misericordia! Anzi, diventerà una grande occasione per sperimentare la correzione fraterna e l’ascolto dell’altro.
Proseguiamo la nostra lettura dunque, affidandoci alla preghiera di tutta la comunità, allo sguardo materno di Maria e, come si fa in questi casi, a tutti i santi possibili e immaginabili. E se per strada, incontrandovi, qualcuno ti invitasse a prestarti per il Centro Giovanile, aspetta prima di rifiutarti. Non sempre può essere la cosa giusta.
Una richiesta: l’anno che viene scorra più lentamente di quello appena trascorso!
Buon lavoro. Un grazie già da ora per chi sceglierà di sfogliare qualche pagina.
Inserito da don Alberto - giovedì 27 novembre 2008 alle 11.10