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Perchè comunicare la fede ai figli?


obiettivi
portare a coscienza ciò che è implicito nella richiesta di iscrivere i propri figli al catechismo; fare in modo che ciò che è implicito venga assunto liberamente come responsabilità; suscitare il desiderio di un cammino di riscoperta della fede che si vuole trasmettere; stabilire un patto che preveda la frequentazione degli incontri  dell’anno, come concretizzazione della responsabilità assunta.

fase proiettiva
analisi della fede
Genitori e bambini vanno insieme nell’aula e si dispongono “a famiglie”. Si fa dire ai genitori il nome dei bambini e l’età. Ai bambini il nome dei genitori. Terminato questo momento, i bambini lasciano la stanza.

Viene consegnato un questionario da compilare (una o più definizioni) sul cosa vuol dire credere:
-    fare cose “un po’ speciali”, diverse dal “solito”
-    avere un certo senso religioso (“esisterà di certo qualcosa...”)
-    appartenere a un gruppo
-    cercare di rispondere ai bisogni della vita
-    essere semplici senza particolari ricerche e senza porsi domande
-    costruire un insieme di idee ben fondate e sensate

Sempre sul questionario in una parola provo a descrivere quanto, in cosa e come credere:
-    quantità (quanto bisogna credere)                 tanto, poco, abbastanza…
-    contenuto (in cosa bisogna credere)               in un valore, in Dio, nell’uomo, nel Milan…
-    atteggiamento (come bisogna credere)          costante, saltuario, visibile, nascosto…

Il questionario deve rimanere anonimo. Viene ritirato e ridistribuito.
Ciascuno legge quello che gli capita, mentre è possibile riportare sul cartellone quanto emerge.

fase di approfondimento
riflessione sul credere
Credere, avere fede in una persona significa:
-     fidarsi di ciò che è e di ciò che fa;
-     fidarsi di ciò che dice.
Per fidarsi è necessario conoscere.
Per conoscersi è necessario incontrare di persona.

Tra uomini è facile, ma come si fa a incontrare e conoscere Dio?
L’uomo da sempre ha il presentimento che ci sia un Altro più grande di lui.
Lo ha immaginato, ne ha provato paura, ha chiesto la sua protezione.
Così nasce ogni religione: in base a come vedo l’Altro, regolo il mio comportamento.
Senza questo Altro non si rimane in vita, si muore.
Ecco perché il popolo Lo trasmette ai propri figli come la cosa più importante.
Racconti, testi, opere grandiose dicono il desiderio di toccare il cielo, di vivere per sempre, di vederLo.
Ma l’Altro è ben più grande dell’immaginazione dell’uomo.
Non è così semplice comprenderLo, capirLo…

Qual è la particolarità del Cristianesimo?
Il cristianesimo dice che mentre l’uomo costruisce le scale per toccare e vedere da vicino il cielo, Dio è sceso sulla terra. Si è fatto persona per essere conoscibile, incontrabile.
Non un tentativo di immaginarsi Dio quindi, ma Dio che si rivela all’uomo.
La rivelazione di Dio avviene attraverso un uomo di nome Gesù.
L’umanità non è mai stata così vicino a Dio: Lui si è fatto uno di noi.
Lui ha voluto così, l’uomo non ci sarebbe mai arrivato…
Gesù ci dice chi è Dio (Lui è Dio!) e cosa Dio vuole.
Dio ha dato prova di credibilità risorgendo Gesù.

Come trasmettere la fede ai figli?
Trasmettere la fede in Dio non è possibile se si intende “farla nascere”, procurarla, produrla in me o negli altri. La fede è un dono che si riceve, un incontro tra persone vive (magari anche cercato), ma che va ben al di là delle attese.
Io posso dire tutto di Gesù a mio figlio, ma se mio figlio non lo incontra?
Trasmettere la fede vuol dire quindi cercare di mettere mio figlio faccia a faccia con Dio, mostrandone il volto più reale e vero possibile, permettendo l’incontro tra i due, se Dio vuole, se mio figlio vorrà.

Cosa fare concretamente
“Maestro, dove abiti?” chiede Giovanni a Gesù.
“Vieni e vedi” risponde il maestro.
Non c’è altro modo per vivere la fede.
Se io genitore vado e vedo, mio figlio incontrerà veramente Dio e poi potrà decidere liberamente se seguirlo o no.
Quindi io genitore:
-    prego Dio ogni giorno che mio figlio si accorga di Lui, che riconosca la sua rivelazione;
-    cerco io per primo di seguire Dio con tutto me stesso.

Perché è così importante che il mio incontro con Dio avvenga attraverso i sacramenti?
Se Dio avesse scelto di rimanere (“fate questo in memoria di me”) in maniera particolare nei sacramenti, ogni altra strada che li esclude è forse più un tentativo mio che un reale incontro con Dio.
Siamo sicuri che quando penso a Dio o gli parlo, in realtà non abbia davanti qualcosa inventato da me?
Non starò confondendo Dio con qualcun altro?

fase di riappropriazione
analisi della trasmissione della fede
Sul retro del questionario i genitori sono invitati a rispondere a due sollecitazioni sulla fede

La fede ricevuta dai miei genitori? (fede in che cosa, quali atteggiamenti…)
Cosa vorrei trasmettere di diverso ai miei figli? (cioè cosa non trasmettere di quanto ricevuto e cosa trasmettere che non ho ricevuto)

Il foglio deve rimanere anonimo. Dopo essere stato ritirato e ridistribuito, viene letto a turno.
Dopo la lettura il genitore sottolinea una cosa tra quelle scritte che ritiene più importante.
La si riporta sul retro del cartellone. Alla fine si rilegge il cartellone.