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Cosa significa credere da adulti?

 

obiettivo
prendere consapevolezza della necessità di rivisitare la propria fede perché dia significato ad una vita adulta.

fase proiettiva
una persona è adulta quando…
Genitori e bambini vanno insieme nell’aula e si dispongono “a famiglie”. Ai bambini si rivolge la domanda: cosa fa di grande il tuo papà/la tua mamma. Terminato questo momento, i bambini lasciano la stanza.

Viene consegnato a ciascun genitore un foglio e una penna. Il foglio va compilato, in silenzio, anonimamente, in risposta alla seguente domanda: quali le caratteristiche di una persona adulta? (responsabile, fedele, sincera…)



Una persona è adulta quando presenta queste caratteristiche

Scambio e condivisione.

Ci si divide poi in tre o quattro gruppetti. A ciascun gruppetto viene consegnata una scena da valutare con questo criterio: in quale aspetto possiamo parlare di fede adulta?

Primo caso
“Tutto andava bene: mi sono sposato in chiesa, più per tradizione che per convinzione. I primi tempi io e mia moglie abbiamo cercato di non avere figli, per sistemarci bene, per avere il tempo di stare tra noi; poi abbiamo cercato di mettere al mondo dei bambini. Il nostro primogenito è uno splendore, l'abbiamo anche battezzato, perché così erano contenti i nostri genitori e poi ci sembrava importante, altrimenti chissà che cosa succedeva?!
Quando mia moglie è rimasta incinta la seconda volta, si sono rivelati subito dei problemi. Abbiamo consultato molti medici, più di uno ha consigliato l'aborto, perché il bambino sarebbe nato con delle gravi malformazioni. Mia moglie ha cominciato a pregare, lei diceva che Dio ci stava castigando perché non abbiamo voluto subito avere figli.
Non vi dico la fatica a decidere... Ma riusciamo proprio a capire che cosa dobbiamo fare? Abbiamo provato a chiedere anche a qualche sacerdote, ma perché Dio non risponde? A che cosa serve la preghiera e la fede se Dio non ci dice che cosa dobbiamo fare?”

Secondo caso
"Ho sempre cercato di vivere nel modo migliore, non rubo, non faccio del male a nessuno, cerco di mantenere buoni rapporti con tutti, credo in Dio, a modo mio, lo prego quando me lo sento, in chiesa ci vado poco, a Natale e a Pasqua perché così mi sembra di fare festa davvero. Adesso che sono sposata e i figli crescono, mi sento ancora una brava persona, ma vorrei avere più capacità di rispondere alle loro domande.
Dio è così lontano! Ma che cosa può dire alla nostra vita? E poi Gesù che faceva miracoli, sono solo dei racconti o c'è qualche cosa di vero?

Terzo caso:
"Lavoro da 10 anni presso una fabbrica vicino a dove abito, ho avuto responsabilità e anche qualche incarico importante. Da qualche anno sono stati assunti tre ragazzi africani, sono bravi; lavorano e non hanno neppure tutte le nostre comodità; a volte fanno anche gli straordinari per poter mandare i soldi alle loro famiglie.
Da alcuni mesi c'è aria di crisi e bisogna fare dei tagli al personale. Alcuni operai accusano i tre africani di essere venuti a portare via il posto; si sta creando un clima veramente pesante. Io sono credente, ma non trovo il coraggio di oppormi. Vorrei anche prendere posizione con i dirigenti, ma ho paura di perdere il posto se sono troppo esplicito, e poi ho sempre letto nel Vangelo che Gesù ha saputo capire tutti".




fase di approfondimento
un credere adulto
Credere è di tutti: non possiamo vivere senza credere. Se non credessi negli altri scapperei su un’isola solitaria, se non credessi nel domani mi toglierei la vita ora…
Credere significa:

Questo procedimento lo facciamo ogni giorno. Lo fa anche la scienza quando si fonda su dei postulati per costruire un teorema. L’atto di credere è l’atto essenziale della condizione umana, un atto nobile e autenticamente umano, non un atto di cui vergognarsi. Siamo “condannati” a prendere delle decisioni, anche se il nostro sapere sulla loro posta in gioco è molto incompleto.

La fede (o al contrario la sfiducia) è la risposta dell’uomo a una rivelazione. Ogni rivelazione è sì frutto della mia ricerca e scoperta, ma poi è sempre una sorpresa, un dono da accogliere. Se l’oggetto della rivelazione è una persona (non una cosa, un’idea) l’uomo si accorge di non possederla né di conoscerla mai del tutto, quindi si apre al mistero. Questo atto, che sembrerebbe azzardato, è in realtà ragionevole e libero, come quando una persona dona se stessa a un’altra persona. Conosce il rischio, ma non può farne a meno.
La fede non è:

La libertà in fondo vuol dire non essere costretti a credere: cioè ho degli elementi anche per non credere, altrimenti sarebbe una semplice constatazione.
L’atto è ragionevole se è certo: una certezza morale, quella che viene dal profondo.

Nella Bibbia non c’è una definizione di fede, ma solo la descrizione degli atteggiamenti che la significano:

Le tappe del credere in Dio
La fede non è mai un merito, ma un dono. Non la si inventa, la si riceve. Non si parte mai da fermi, si è già ricevuta una spinta decisiva.

Perché tutta questa fatica a credere? Perché Dio è Dio. L’uomo come può pretendere di capirlo? Credere è dono perché solo Dio può parlare di sé. Nessuno “ci può arrivare su”.

Se la fede è dono, chi non l’ha ricevuto che colpa ha?
Non si può misurare la fede. Visto che però tutti in quanto vivi vengono in contatto quantomeno con la fede degli altri, occorre rimanere seriamente aperti alla ricerca della verità. C’è una lettura degli indizi e dei segni che, se fondata e misurata dalla verità, porta a Dio.

Definizione
La fede è la risposta (psicologicamente fondata) personale (approfondita)
dell'uomo a Dio che si rivela (differenziata, graduale) e lo salva in Cristo.
Una risposta che sollecitata dalla Grazia dello Spirito Santo
ed attuantesi all'interno della comunità credente (aperta),
coinvolge tutta la persona (integrata), essendo insieme:

fase di riappropriazione
il colore della mia fede
Il genitore prova a dare ad ogni colore del ciuccio una caratteristica della fede adulta. Prima di tutto, il ciuccio significa che una fede adulta è bambina, in grado di abbandonarsi senza paura.

Abbina a ciascun colore una qualità della fede, partendo dal colore che tuo figlio ha scelto per il ciucio, simbolo della fede che si abbandona a Dio.
Scambio e condivisione.