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Perchè il Vangelo di Gesù è una lieta notizia?

 

obiettivo
analizzare il testo delle beatitudini e scoprire che il Vangelo di Gesù è una “lieta notizia”, perché rende “beati” (felici), a partire già da questa terra, proprio quelli che sono giudicati gli sfortunati della vita. Nella povertà di spirito verso Dio (umile ricerca di Dio) e nella misericordia verso i fratelli sta il segreto della santità, cioè della  vita beata (buona e felice).

fase proiettiva
beato te!
Genitori e bambini vanno insieme nell’aula e si dispongono “a famiglie”.
Si fa ai bambini questa domanda: “Cosa ti rende felice?”.
I bambini, dopo un attimo di riflessione, dicono nelle orecchie ai genitori cosa li rende felici.
Anche i genitori fanno così coi piccoli. Terminato questo momento, i bambini lasciano la stanza.

Viene consegnato a ciascun genitore un foglio e una penna.
Il foglio è diviso in due parti e va compilato, in silenzio, in risposta alle seguenti domande:
Cosa rende felici gli altri? (soldi, salute, amore, lavoro, serenità, figli…)
Cosa rende felice te? (almeno due situazioni)

Il foglio deve rimanere anonimo. Dopo essere stato ritirato e restituito casualmente, viene letto a turno.
Su un cartellone si scrive quanto condiviso.

fase di approfondimento
La beatitudine secondo Gesù
[1]       Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli.
[2]       Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
[3]       "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
[4]       Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
[5]       Beati i miti, perché erediteranno la terra.
[6]       Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
[7]       Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
[8]       Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
[9]       Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
[10]     Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
[11]     Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno
e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
[12]     Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.
(Mt 5,1-12)



Il brano è un discorso, non una scena (quindi non c’è movimento come la volta scorsa Zaccheo) che mostra il potere divino e l’autorità da parte di Gesù.

Matteo prende queste beatitudini da Luca (6,20-23; Luca ne ha quattro, probabilmente più fedeli a quanto ha detto Gesù) e le adatta alla comunità a cui scrive. Evidentemente non è una comunità così povera e neppure affamata come quella di Luca. Matteo vuol dire che Gesù si preoccupa anche di loro, e che anche loro possono far parte del Regno.

Non sono beati quelli che riescono a fare così e cosà. Non è frutto di impegno o riuscita.
La beatitudine è una esclamazione di felicitazione che riconosce uno stato presente di felicità.
Non si diventa beati, ma si è beati. Quasi come se Gesù, sedutosi, si fosse guardato attorno e avesse descritto nelle beatitudini coloro che vedeva in quel momento. Erano beati perché attorno a Lui, ed era gente così!

Sono beati i discepoli, cioè quelli che seguono Gesù.
Persone con le stesse caratteristiche ma lontane da Lui (cioè non suoi discepoli) non sarebbero state definite come beate. Probabilmente, se Gesù avesse saputo i nomi di tutti, le Beatitudini sarebbero state un elenco di nomi propri di persone. Certo poi non sarà un caso se le persone lì presenti avevano queste caratteristiche: chi è così è molto probabile che si trovi attorno a Gesù, chi non lo è, là non c’era.

Chi è là con Gesù sulla montagna ha una caratteristica comune: manca di qualcosa.
La mancanza, l’indigenza è perciò motivo di apertura a Gesù.
“Chi cerca trova” dice il proverbio (evangelico...), e chi ha tutto non cerca. Chi basta a se stesso non cerca l’Altro.
Inoltre la mancanza è libertà: chi ha, non può sapere come starebbe senza. Chi vive senza avere, non dipende da ciò che non ha. Chi non ha, è meno a rischio di perdite. Chi non ha, sa godere di quello che riceve.
Il sapiente è colui che ha ed è.

Chi vive così è beato perché Gesù viveva così. Beato è colui che vive come Gesù. Le beatitudini potrebbero anche essere una descrizione della persona di Gesù. Certo che Gesù forse non è proprio il nostro ideale di uomo riuscito…

I beati non sono tali perché moralmente migliori degli altri, ma per la speciale sollecitudine di Dio verso di loro.
Dio ci tiene in maniera particolare a loro.
Dio è visto come un re che si preoccupa del povero. Nella Bibbia l’indigenza economica è un male che va eliminato (Dt 15,11). La ricchezza non è mai un male in sé, anzi: essa è una necessità per il benessere del Regno.
Il rischio dei “ricchi”è quello di dimenticarsi di Dio e dei poveri.
Gli afflitti sono coloro che vedono il regno del male sulla terra e se ne dispiacciono.
I miti sono i “lenti all’ira” (salmo 37,11).
I misericordiosi sono coloro che non si vendicano (Mt 5,44-47).
I puri di cuore obbediscono ai comandi di Dio e vivono un culto sincero (Sal 24,4; 51 e Is 1,10-20).
Gli operatori di pace sono coloro che amano il prossimo. Shalom (“pace”) indica uno stato di bene totale.

I verbi sono quasi tutti al futuro. L’arrivo del Messia risponderà alle attese del popolo; è un dono di Dio, non un risultato di ricerca umano. Speranza e attesa devono sostenere la fatica dell’oggi.

fase di riappropriazione
Beatitudini?
Sul retro del foglio usato per le precedenti domande, ciascuno scrive, sempre nell’anonimato, se gli è successo di essere “beato” alla maniera di Gesù (afflitto, povero, perseguitato…) e quale strascico positivo ha lasciato quella esperienza.
Dopo essere stato ritirato e restituito casualmente, viene letto a turno.
Possibile scrivere sul retro del cartellone gli esiti positivi delle beatitudini.