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La comunità dei Discepoli di Gesù

 

L’autore degli Atti degli Apostoli mentre scrive rivive l’esperienza fatta e ne sottolinea i valori.
Chi l’avrebbe mai detto che un piccolo gruppo di persone (seguaci di un condannato) in così poco tempo diventasse un numero considerevole di comunità sparse nel mondo!
Il racconto descrive i primi passi di una chiesa quasi idealizzata. Non è cronaca dei fatti, ma presentazione del senso, del fondamento, della traccia che la chiesa di ogni tempo è chiamata a seguire.
Non è solo l’inizio della chiesa, ma l’esempio, il modello della chiesa.

 

Atti 2,1-4: il dono dello Spirito

Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi.

All’inizio della comunità sta un prodigio: lo Spirito Santo scende sugli apostoli.
Ne deriva un senso di timore: cosa sta facendo Dio?
Il dono dello Spirito non è solo l’inizio della Chiesa, ma un impulso (che viene dall’alto) per dare inizio alla missione. La chiesa era già costituita (coloro che credono nel risorto erano già riuniti nel cenacolo): manca l’aspetto della missione.

 

Atti 2,42-48: insegnamento e comunione

1 - Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli
2 - e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno.
3 - Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore,
4 - lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo.

In questo sommario vengono evidenziate solo tinte positive accanto a scelte radicali che regalano entusiasmo. L’obbiettivo è infondere coraggio ai cristiani che leggono, per superare le divisioni sociali e ideologiche.
Il brano è incorniciato dalla preghiera: nella prima comunità è incessante il dialogo con Dio. Anche la missione scaturisce dallo Spirito invocato nella preghiera. La preghiera è più importante di progetti o intenzioni…

  1. Il punto di partenza (ogni inizio) è dato dall’ascolto della Parola e dalla testimonianza degli apostoli; così si risale e ci si lega a Gesù. In Atti solo qui ricorre il termine insegnamento degli apostoli: la loro predicazione è normativa, è l’insegnamento per eccellenza.
  2. La comunione (κοινονία) assume diversi significati: unione spirituale, pratica dell’elemosina, comunione dei beni. Ma anche unità della fede, soprattutto riferita all’Eucarestia (spezzare il pane) come memoria del Signore presente. Non da ultimo, comunione è inteso come solidarietà tra i membri. La somma di questi significati porta noi oggi a chiamare l’Eucarestia “comunione”.
  3. I primi cristiani frequentano il tempio, in quanto rimangono prima di tutto dei buoni ebrei. Le case diventano dei luoghi di culto, vista l’assenza delle chiese.
  4. La buona condotta che ottiene rispetto è la prima forma di testimonianza.

 

Atti 4, 32-37: responsabili gli uni degli altri

La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune. Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti essi godevano di grande simpatia. Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l'importo di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno. Così Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Barnaba, che significa "figlio dell'esortazione", un levita originario di Cipro, che era padrone di un campo, lo vendette e ne consegnò l'importo deponendolo ai piedi degli apostoli.

I credenti hanno una volontà comune. L’appartenenza non si fonda sull’aspetto sociologico o le simpatie: l’amicizia è fondata sulla fede e interessa la globalità della persona.
Qui si realizza la promessa di Dio a Mosè entrando nella terra promessa (Dt 15): «Non vi sarà alcun bisognoso tra voi, perché il Signore ti benedirà nel paese che sta per darti». Subito dopo aggiunge: «I bisognosi non mancheranno mai nel paese, perciò io ti dico: apri la tua mano al fratello bisognoso».
L’amore si esprime nella concretezza: la povertà è sconfitta non dall’economia, ma dalla benedizione.
Chi ha ricevuto la benedizione, è responsabile del fratello povero.
Vivere la comunità ecclesiale non è rispondere a un bisogno religioso psicologico ed emotivo, ma mette in gioco anche la dinamica delle relazioni sociali: sono responsabile verso coloro che il Signore  mi ha posto accanto. Il caso riportato sotto mostra come si risponde a un problema di giustizia sociale tra diverse categorie di persone.

 

Atti 6, 1-8: ministero ecclesiale tra preghiera e servizio

1In quei giorni, mentre aumentava il numero dei discepoli, sorse un malcontento fra gli ellenisti verso gli Ebrei, perché venivano trascurate le loro vedove nella distribuzione quotidiana. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: "Non è giusto che noi trascuriamo la parola di Dio per il servizio delle mense.
2Cercate dunque, fratelli, tra di voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza, ai quali affideremo quest'incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della parola". Piacque questa proposta a tutto il gruppo ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timòne, Parmenàs e Nicola, un proselito di Antiochia.
3Li presentarono quindi agli apostoli i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani. Intanto la parola di Dio si diffondeva e si moltiplicava grandemente il numero dei discepoli a Gerusalemme; anche un gran numero di sacerdoti aderiva alla fede. Stefano intanto, pieno di grazia e di fortezza, faceva grandi prodigi e miracoli tra il popolo.

Luca descrive un processo graduale.

  1. I dodici ammettono la responsabilità e riconoscono la loro incapacità di fronte a una comunità in crescita. La Chiesa, fin dall’inizio, vive nella storia ed è chiamata ad affrontare i problemi.
  2. La convocazione dell’assemblea rende partecipe tutta la comunità, che elegge alcuni fratelli.
  3. L’imposizione delle mani da parte dei dodici insedia gli eletti nel ministero.
    1. Il ministero ecclesiale che viene narrato non parte da Gesù, ma dai dodici: non è solo opera di Gesù, ma anche risposta della chiesa di fronte alle situazioni storiche.
    2. La comunità opera un discernimento: il servizio si modella sia su quanto avvenuto all’inizio, sia su quanto avviene nell’oggi. E la chiesa non si occupa solo dell’insegnamento, ma anche del servizio dei poveri. La comunità risponde globalmente all’appello del momento storico che vive.
    3. Il ministero è prima di tutto servizio, come ha insegnato chiaramente Gesù (Lc 24).
    4. L’incarico è dato da Dio, non è iniziativa umana: è Dio che sceglie i sette, anche se sono stati proposti dalla comunità (preghiera, imposizione delle mani…).

 

La chiesa quindi ha un inizio che è modello a cui ispirarsi, e un percorso storico da verificare e percorrere continuamente alla luce del dono dello Spirito in questa relazione profonda con gli inizi e con l’oggi.