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Il dono dell'Eucarestia

 

Mangiare il pane e bere il calice: così si riceve il dono dell’Eucarestia.
Questo gesto riveste un’importanza decisiva nella prima comunità cristiana: è ripetizione dell’ultima volta che Gesù ha mangiato con i suoi.
Questo gesto è tipico di Gesù, il quale più volte si trova a banchettare, specie con persone non abituali come i peccatori. Mentre è tipico degli ebrei non mangiare con chiunque, Gesù non seleziona i commensali: la moltiplicazione dei pani è la prova più evidente di un banchetto aperto a tutti.
Sono i Vangeli sinottici (Mc, Lc, Mt) a raccontare l’istituzione dell’Eucarestia, ma il testo più antico è di Paolo.

 

1Cor 11,17-34: corpo di Cristo e della Chiesa

Il tema è quello delle riunioni comunitarie.
Paolo nota che nella celebrazione del pasto ci sono delle discriminazioni e qualcuno rimane senza cibo:

E mentre vi do queste istruzioni, non posso lodarvi per il fatto che le vostre riunioni non si svolgono per il meglio, ma per il peggio. Innanzi tutto sento dire che, quando vi radunate in assemblea, vi sono divisioni tra voi, e in parte lo credo. È necessario infatti che avvengano divisioni tra voi, perché si manifestino quelli che sono i veri credenti in mezzo a voi. Quando dunque vi radunate insieme, il vostro non è più un mangiare la cena del Signore. Ciascuno infatti, quando partecipa alla cena, prende prima il proprio pasto e così uno ha fame, l'altro è ubriaco. Non avete forse le vostre case per mangiare e per bere? O volete gettare il disprezzo sulla chiesa di Dio e far vergognare chi non ha niente? Che devo dirvi? Lodarvi? In questo non vi lodo!

Paolo ha trasmesso quanto ricevuto dalla Tradizione che arriva fino a Gesù (lui personalmente non c’era all’ultima cena). La celebrazione è un’azione di lode verso Colui che si offre, è memoria di Colui che ci ha redenti. Non è un banchetto commemorativo (come si ricorda un defunto).
Si continua a partecipare all’efficacia salvifica del sacrificio di Gesù.

Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: "Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me". Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me".
Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga.

Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo (del Signore), mangia e beve la propria condanna.

 

Lc 22,14-30: servi di tutti

Nel vangelo di Luca il racconto dell’ultima cena introduce alla passione di Gesù. Inoltre viene collegata alla cena pasquale anche se stranamente ci si trova in un luogo particolare e manca l’agnello (Gesù?).

Quando fu l'ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse: "Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio".
E preso un calice, rese grazie e disse: "Prendetelo e distribuitelo tra voi, poiché vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio". Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: "Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me". Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi".

Gesù si trova in profonda comunione con i suoi discepoli. Tuttavia, nonostante tanta intimità, non manca la tipica commensalità con l’estraneità del peccato.

"Ma ecco, la mano di chi mi tradisce è con me, sulla tavola. Il Figlio dell'uomo se ne va, secondo quanto è stabilito; ma guai a quell'uomo dal quale è tradito!".

Gesù fa partecipare al banchetto anche chi lo tradisce, si offre anche per lui. Fino alla fine Gesù è disposto ad accettare i peccatori: anche stavolta non c’è la discriminazione, bensì il dono.

Allora essi cominciarono a domandarsi a vicenda chi di essi avrebbe fatto ciò.
Sorse anche una discussione, chi di loro poteva esser considerato il più grande. Egli disse: "I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori.
Per voi però non sia così; ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve.
Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; e io preparo per voi un regno, come il Padre l'ha preparato per me, perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno e siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele.

Non è un caso che Luca collochi qui la discussione dei discepoli sul potere. L’ultima cena diventa così la sintesi dell’esistenza cristiana: condivisione e servizio.
La vita ecclesiale è concreta, e la sua logica non è quella delle nazioni.
Chi mangia e beve celebra la possibilità che ci è data di essere fedeli a Gesù.