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Il comandamento dell'amore

 

obiettivo

fase proiettiva

Rimetti i nostri debiti come noi li rimettiamo...

h 15.20
Genitori e bambini vanno insieme nell’aula e si dispongono “a famiglie”. I bambini chiedono scusa ai genitori per qualcosa e viceversa.
I genitori si confrontano con la scheda riguardo al rapporto di perdono tra ciascuno, Dio e i fratelli.

 

 

fase di approfondimento
Non dovevi anche tu avere pietà?!
h 15.50
Intervengono i bambini col loro disegno. Si legge il retro.

21Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?».
22E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
23Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi.
24Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti.
25Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito.
26Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”.
27Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
28Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”.
29Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”.
30Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
31Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto.
32Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato.
33Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”.
34Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
35Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
(Mt 18,21-35)
La parabola del “servo spietato” ci aiuta a capire il senso dell’invocazione “Rimetti a noi…”. Essa però va collocata nel contesto di Mt 18. Il cap. 18 del vangelo di Matteo riunisce insieme diversi insegnamenti di Gesù riguardanti i rapporti tra i suoi discepoli, da qui il titolo di “discorso ecclesiale” spesso attribuitogli. Al vertice di questa raccolta di insegnamenti troviamo questa parabola, introdotta dalla domanda di Pietro che ben si collega con quanto precede.
Pur non avendo ancora parlato di perdono, in realtà tutto l’insegnamento che precede orienta verso tale conclusione: tra discepoli di Gesù si vive una relazione in cui deve prevalere la volontà di ricupero dell’altro, sia esso il piccolo che come la pecora si smarrisce (vv. 12-14), o il fratello colpevole verso il quale si deve fare ogni sforzo per «guadagnarlo» (vv. 15-18). La domanda di Pietro contiene una velata riserva: se una persona ripete lo sbaglio, va ancora perdonata? E se la colpa commessa è di enorme gravità, è ancora possibile perdonare? Non è il fariseo a chiedere qui, ma è la comunità dei discepoli che s’interroga sulla portata dell’insegnamento di Gesù, centrato appunto sul perdono.
Il racconto presenta una struttura lineare, con due scene costruite in parallelo (utilizzando parole ed espressioni simili), quella del funzionario davanti al re e quella del funzionario con un suo collega. Possiamo notare due elementi di contrasto: nella prima scena l’invocazione del funzionario non è solo accolta (egli chiede al re solo di avere pazienza), ma addirittura il re «si impietosisce» (v. 27) e gli condona il debito, mentre nella seconda il funzionario affronta con violenza il collega e non tiene in alcun conto la sua invocazione; ulteriore contrasto è dato dalle diverse relazioni tra i protagonisti: mentre nel primo caso la relazione è con il potente, nel secondo caso si tratta di una relazione tra uguali, fatto questo che dovrebbe ancor più far scattare il dinamismo della solidarietà e della reciprocità.
Alle due scene parallele fa seguito la reazione dei colleghi e il giudizio di condanna del re. Decisivo qui è il motivo che il re adduce per censurare e condannare la condotta del servo malvagio: l’assenza di misericordia (v. 33). Di fatto, proprio tale motivazione dell’agire del re priva di tutta la sua valenza negativa l’immagine economica applicata ai rapporti Dio-uomo. Va ricordato che il tema del debito è ricorrente nella predicazione di Gesù e rientra pure nella preghiera da lui insegnata ai discepoli; appunto tale tema rischia però di falsare i rapporti tra Dio e i suoi fedeli, nella misura in cui questi sono interpretati in termini puramente economici.
Con tale immagine Gesù non  intende richiudere la relazione con Dio in un rapporto di dare-avere, ma far capire ai suoi uditori che nei confronti del Padre suo tutti siamo debitori insolventi.

 

fase di riappropriazione
Padre, perdona


h 16.00
Ulteriore riflessione sul perdono.
I genitori provano a dare concretezza al perdono sottolineandone i gesti (ciò che si vede), i sentimenti (ciò che non si vede), e cercando l’equilibrio tra la misericordia e la giustizia (quante volte perdonare?)

15 Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te
e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; 16 se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. 17 Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. (Mt 18,15-17)

Amare Dio con tutto se stessi, amare il prossimo come se stessi