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Gli antenati

 

obiettivi
aiutare a comprendere che i patriarchi sono come noi, con molti problemi analoghi ai nostri: eppure in quelle vite “normale” si è inserito il Signore con il suo disegno di amore; far percepire che la loro fede si è sviluppata in mezzo a dubbi, prove, cadute, ma anche fiducia e affidamento.

fase proiettiva
Le vicende degli antenati
Ogni gruppo è invitato a ricordare il più possibile e riproporre la propria sequenza:

Lo si può descrivere, oppure anche recitare.

fase di approfondimento
Sguardo ai testi, Gn 12 - 50
Un testo composito e originale
Le origini di Israele occupano il libro della Genesi dal cap.12 al cap.50 e narrano le vicende dei patriarchi o per meglio dire, considerando il genere femminile, degli antenati. Ci troviamo di fronte a un testo composito, opera di più autori e tradizioni. Difficile perciò raggiungerli storicamente e datarli.
Siamo in presenza di un personaggio singolo (Abramo, Giacobbe) più che di un popolo.
Personaggi fedeli, senza una patria, in cammino. La precarietà è la caratteristica di colui che è fedele, anche al di fuori della terra. Personaggi che vivono diversamente dai loro discendenti, dal popolo che nascerà dopo l’esilio.
Emergono alcune caratteristiche:
poligamia                                nucleo sociale composto da un uomo con più donne;
luoghi di culto                         non riconducibili a un solo luogo di adorazione;
mancanza di sacerdoti           i patriarchi stessi offrono sacrifici;

La forma letteraria di questa sezione di Genesi è originale:
Abramo:          somma di singoli racconti.
Giuseppe:        unità più ampie, motivi che percorrono più racconti.
Giuseppe:        un vero e proprio romanzo.

Abramo e Sara        Genesi 12-25
Ascoltatemi, voi che siete in cerca di giustizia, voi che cercate il Signore; guardate alla roccia da cui siete stati tagliati, alla cava da cui siete stati estratti. Guardate ad Abramo vostro padre, a Sara che vi ha partorito; poiché io chiamai lui solo, lo benedissi e lo moltiplicai. (Is 51,1-2)

Gn 12 Elezione divina di Abramo
Dopo aver creato bene ogni cosa (Gn 1-11), ecco gli elementi di disturbo: trasgressione, omicidio, violenza, perversione… In quei capitoli appare una persona definita giusta: Noè. Anche Abramo viene definito come giusto. Il giusto è colui che teme Dio (“Ora so che temi Dio” cap.22). “Vattene dalla tua patria”: Abramo si affida totalmente a Dio. Lascia gli idoli (Ur, cioè fornace) per seguire l’unico Dio.
Non che le cose gli vadano particolarmente bene:

Abramo è soggetto a continue minacce: la terra “promessa” è all’inizio troppo piccola e va divisa con Lot, l’erede è minacciato come del resto la madre… Ma Abramo ascolta la voce di Dio: così diventa strumento di benedizione per i popoli. “In te si benediranno le persone”: in Abramo la promessa di Dio raggiunge di nuovo tutta l’umanità. Quindi Abramo è universale: non è solo il primo degli ebrei, ma anche il modello per chiunque voglia costruire una vita in ascolto di Dio.

Gn 22 Il sacrificio di Isacco
“Il Signore mise alla prova Abramo”: nella Bibbia il giusto è messo alla prova.
Abramo tace: il silenzio assordante di Abramo. Non condivide neppure con la moglie il suo dramma. Nessun indugio nel racconto: Abramo obbedisce senza mettere in discussione Dio, c’è in gioco la sua fedeltà. Abramo non si affida a un destino cieco, ma percorre il proprio cammino in dialogo con Dio.
Dà fiducia a Dio: Dio è il futuro, fa guardare avanti.
La Parola diventa efficace e si realizza perché ci sono due condizioni necessarie:
Abramo fonda la propria esistenza sulla fedeltà di Dio che promette.
Alla scelta divina corrisponde la decisione umana di affidarsi a Lui.

Giacobbe      Genesi 25-34
Vi ho amati, dice il Signore. E voi dite: "Come ci hai amati?". Non era forse Esaù fratello di Giacobbe? - oracolo del Signore - Eppure ho amato Giacobbe e ho odiato Esaù. Ho fatto dei suoi monti un deserto e ho dato la sua eredità agli sciacalli del deserto. (Ml 1,2-3)

Il “ciclo di Giacobbe” presenta dei conflitti famigliari. C’è antagonismo tra i fratelli Giacobbe ed Esaù, tra Giacobbe e lo zio/suocero Labano, tra le sorelle/mogli Lia e Rachele. La lotta per la sopravvivenza sottesa in Abramo, qui si trasforma in conflitto sociale: di chi è l’eredità? Dove per eredità si intende la benedizione, che ha come conseguenza la fecondità. Dio apre il grembo di madri sterili, e le rende madri del popolo (come Sara, anche Lia).
La benedizione non è un diritto acquisito, un puro fatto ereditario: Dio sceglie il più piccolo, quindi lo educa e lo fa maturare nella relazione con sé.

Giuseppe        Genesi 37-50
Mentre esalava l'ultimo respiro, perché stava morendo, essa lo chiamò Ben-Oni, ma suo padre lo chiamò Beniamino. Così Rachele morì e fu sepolta lungo la strada verso Efrata, cioè Betlemme. Giacobbe eresse sulla sua tomba una stele. Questa stele della tomba di Rachele esiste fino ad oggi. I figli di Rachele: Giuseppe e Beniamino. (Gn 35,18-20.24)

Il romanzo parla di dodici fratelli.
Gn 37 Giuseppe venduto dai fratelli Uno di essi, Giuseppe, nei suoi sogni emerge tra gli altri provocandone l’invidia. Anche perché, con Beniamino, è figlio di Rachele, la moglie amata da Giacobbe. Per questo viene venduto e portato in Egitto, dove infila una lunga serie di successi e diventa potente. I fratelli poi lo raggiungeranno come schiavi e, senza essere riconosciuto, li mette alla prova.

Gn 44 Giuda si sacrifica per i fratelli Giuseppe procura un tranello mettendo una coppa nello zaino di Beniamino e scoprendolo. Allora Giuda interviene a difesa del fratello, proponendosi al suo posto: Giacobbe morirebbe se perdesse anche Beniamino. Qui Giuseppe rivela la propria identità.
i personaggi imparano ad essere fratelli;
compare finalmente Dio come colui che ha condotto la vicenda da dietro le quinte.

fase di riappropriazione
La mia vicenda
Si scrive su un foglietto che poi verrà casualmente scambiato come Dio si inserisce in questa vicende: